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Milano Film Festival

“Accademia di Romania vã invitã între 11 si 20 septembrie la Milano Film Festival! Doi regizori tineri -Mircea Nestor si Tudor Cristian Jurgiu -vor fi prezenti cu douã scurtmetraje cãrora le urãm sã fie rãsplãtite cu multe aplauze si premii.

Tarantyno, scurtmetrajul realizat de Mircea Nestor, se inspirã din prejudecata de violentã gratuitã a filmelor tarantiniene: un film tarantinian dar cu Y! Comic si socant..

Nunta lui Oli de Tudor Cristian Jurgiu se naste dintr-o întâmplare adevãratã. Dorel trãieste la Bucuresti si e foarte agitat pentru cã fiul sãu Oli se însoarã. Pentru a sãrbãtori a invitat doi prieteni de-ai lui Oli ca sã asiste împreunã la cãsãtorie… Atâta doar cã Oli e în America si Dorel trebuie sã urmãreascã ceremonia pe webcam… Intens si delicat…

Multe urãri de succes tinerilor regizori si vizionare plãcutã celor care vor fi milanezi în acele zile!

Pentru mai multe detalii:
http://www.milanofilmfestival.it/2009/programmapersezioni/corti/tarantyno.php
http://www.milanofilmfestival.it/2009/programmapersezioni/corti/nuntaluioli.php”

(sursa Academia Romaniei in Roma)

Mostra di ricami

Dal 11 al 25 settembre Sala Esposizioni dell’Accedemia di Romania in Roma ospita la mostra di ricami dell’artista Zoe Vida Porumb, mostra intitolata “Messaggeri della luce”.

“I ricami di Zoe Vida Porumb sono immersi in una storia dei tempi che non passano mai. Dentro di noi trasciniamo un lungo medio evo spirituale, con il suo corredo di immagini che non tramonteranno mai e che nessun movimento informale potrà sostituire o anichillire. Questo corredo di immagini esprime incertezze, speranze, indica volti salvifici, crea luce e getta ombre.
La trasparenza del linguaggio delle sue opere è il risultato di una connaturata propensione verso la traduzione, in immagini-simbolo, del flusso dei pensieri, dei ricordi, delle emozioni. Un flusso alimentato dalla propria biografia culturale, dai propri rapporti con l’arte millenaria della regione di origine, il leggendario Maramures, dalle contaminanti semplificazioni-essenzializzazioni formali introdotte nelle loro opere da alcuni corifei dell’arte moderna, da Klee e Kandinsky fino a Calder, Hartung e Burri.
Nella sua carriera artistica, ormai pluridecennale, Zoe Vida Porumb ha seguito la via impervia della chiarezza del messaggio, dell’eliminazione dei sensi equivoci – presenti in molte produzioni che si definiscono “artistiche” e nello stesso tempo “moderne” – a favore dei suggerimenti espliciti ed impliciti di cui l’opera, secondo lei, avrebbe dovuto farsi carico. (estratto dalla presentazione del critico Grigore Arbore Popescu)” – fonte sito dell’Accademia di Romania.

Fino al 30 maggio iscrizioni dall’estero

Sui siti Melting Pot e Ministero dell’istruzione si trovano tutte le informazioni sulle scadenze e la documentazione necessaria per l’iscrizione dall’estero presso le Università italiane:

“Fino al 30 maggio sono aperte le iscrizioni dall’estero (gli studenti stranieri già in Italia sono liberi di iscriversi al pari dei cittadini italiani) per gli studenti stranieri intenzionati a frequentare l’università italiana. Sul sito del Ministero dell’interno è disponibile la lista degli atenei con tutti i posti messi a disposizione suddivisi per facoltà.

Le scadenze successive sono disponibili sempre sul sito del Ministero dell’istruzione. le più importanti sono:

- entro il 4 luglio 2009
Inoltro alle Università delle domande di preiscrizione; degli elenchi dei candidati, divisi per corso di laurea e di laurea magistrale; comunicazione alle Università del numero di fax per la notifica dei candidati ammessi; inoltro al Ministero degli Affari Esteri, al Ministero dell’Interno degli elenchi dei candidati di cui sono state trasmesse le domande

- dal 4 agosto 2009
Pubblicizzazione di: elenchi candidati ammessi alle prove; data, orario e indirizzo sede di esami; scheda informativa circa modalità, criteri e contenuti esami di ammissione; elenco dei candidati non ammessi alle prove

- dal 24 agosto 2009

rilascio del visto di ingresso. (fonte: Melting Pot )

Più informazioni ai seguenti link del Ministero dell’istruzione:

lista dei posti messi a disposizione

le date di scadenza

I punti controversi del pacchetto sicurezza

Dal sito di Melting Pot, la presentazione e brevi commenti  sui punti più discussi del provvedimento:

1) Soppressione del divieto di denuncia dell’irregolare che si rivolga alla struttura sanitaria (art. 35, co. 5 T.U.). La maggioranza avrebbe deciso di eliminare dal ddl questa modifica.

2) Reato di soggiorno illegale.

L’introduzione del reato creera’ problemi, anche nell’ipotesi di cancellazione della modifica dell’art. 35, co. 5 T.U., con riferimento alla situazione dei genitori irregolari di minore iscritto a scuola: il preside sara’ sottoposto all’obbligo di denuncia nei loro confronti.

Si noti come la motivazione dell’introduzione del reato non sia peregrina, dal punto di vista di Maroni: art. 2, co. 2 della Direttiva 115/2008 (sui rimpatri) consente di non applicare la direttiva stessa agli stranieri per i quali il rimpatrio e’ sanzione penale o conseguenza di una sanzione penale. Con l’introduzione del reato si fa conseguire l’espulsione alla condanna; in questo modo, si potra’ prescindere, per ogni straniero espulso, dall’applicazione delle disposizioni garantiste della direttiva (rimpatrio volontario, senza detenzione, etc.).

Notate pero’ che lo stesso risultato Maroni potrebbe ottenerlo in base al generalissimo art. 15, co. 1 lettera a) della stessa direttiva, che consente di dar luogo a detenzione e a rimpatrio coattivo ove vi sia rischio di fuga dello straniero – rischio che, ovviamente, puo’ sempre essere legittimamente ravvisato dall’amministrazione.

3) Obbligo di dimostrazione della regolarita’ del soggiorno ai fini dell’accesso ai servizi (sanita’ esclusa) e ai fini del perfezionamento degli atti di stato civile (matrimonio, registrazione della nascita, riconoscimento del figlio naturale, registrazione della morte).

Per quanto riguarda l’accesso ai servizi, rileva soprattutto la questione dei servizi scolastici: se il genitore dovra’ esibire il permesso, il preside sara’ messo di fronte all’eventuale condizione di soggiorno illegale (del genitore, non del figlio), e non potra’ fare altro che sporgere denuncia, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio (vedi punto 1).

Per quanto riguarda la registrazione della nascita, la possibilita’ per la donna incinta o per la puerpera di ottenere un permesso di soggiorno non risolve il problema in modo completo, dato che tale permesso puo’ essere rilasciato solo in presenza di pasaporto valido.

Il riconoscimento del figlio naturale da parte del padre clandestino sarebbe semplicemente impossibile, non essendo previsto il rilascio di alcun tipo di permesso al padre naturale.

4) Obbligo di dimostrazione della regolarita’ del soggiorno per la celebrazione del matrimonio in Italia.

Concorre con il punto precedente a violare, anche per il cittadino italiano, il diritto di costituire una famiglia legititma, quando si voglia sposare una persona irregolarmente soggiornante.

5) Obbligo di verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell’alloggio ai fini dell’iscrizione anagrafica.

Vale per tutti (anche italiani e comunitari) e viola il diritto alla liberta’ di circolazione dei cittadini (italiani, in primo luogo). Notate che, in base alla legge, la persona che abbia un alloggio non idoneo dovrebbe comunque essere iscritta all’anagrafe come “senza fissa dimora”. Non si vede quale effetto positivo possa avere la modifica.

6) Obbligo di certificazione (da parte del Comune) dell’idoneita’ abitativa dell’alloggio ai fini del ricongiungimento.

Moltissimi edifici nei centri storici sono privi di tale idoneita’, eppure sono normalmente abitati da cittadini italiani. La normativa europea prescrive che si possa imporre solo la disponibilita’ di un alloggio considerato “normale” nella regione dove lo straniero vive.

7) Introduzione del permesso a punti.

Da’ luogo ad un appesantimento intollerabile del lavoro dell’amministrazione, gia’ in difficolta’ cronica con il rispetto dei tempi di legge per rilascio e rinnovo dei permessi.

8 ) Condizionamento del rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo al superamento di una prova di conoscenza della lingua italiana.

Si noti come il possesso di tale permesso e’ condizione necessaria, oggi, per l’accesso a misure di assistenza sociale per invalidi. La persona con invalidita’ psichica rischierebbe di restare esclusa dal godimento di tali misure per il fatto di non essere in grado di superare il test.

9) Introduzione di un contributo (da determinare) tra 80 e 200 euro per ogni rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno.

Si colpisce, in un momento di crisi economica, la parte piu’ fragile della popolazione.

10) Condizionamento della conversione del permesso dei minori non accompagnati, al compimento della maggiore eta’, alla maturazione di un soggiorno pregresso triennale.

Vanifica l’orientamento giurisprudenziale sviluppatosi in questi anni, rischia di incentivare un’immigrazione di infra-quindicenni e induce all’abbandono dei progetti di inserimento i minori non accompagnati per i quali la conversione dovesse risultare inevitabilmente preclusa.”

Giornata di mobilitazione contro il razzismo, la crisi e per i diritti e la libertà dei migranti

Sabato 18 aprile 2009, in moltissime città italiane saranno organizzate mobilitazioni ed iniziative contro la crisi, il razzismo ed pacchetto sicurezza. 

“Sarà una giornata di mobilitazione in moltissime città italiane quella di sabato 18 aprile 2009. Dentro la crisi e contro la crisi che vuole essere scaricata sui migranti ma anche sul dissenso, sulla possibilità di parlare un linguaggio diverso da quello che – anno 2009, pianeta terra – ci ha portato a questa epoca di crollo dell’economia globale, di crisi sociale, di scontro aperto dentro la società.
Cosa sia lo scontro sociale, cosa siano le tensioni che la crisi porta con sé e se possibile amplifica, lo sanno bene i migranti, che sembrano doverne pagare il caro prezzo proprio sulla loro pelle.
Il razzismo, quello che parla il linguaggio del pacchetto sicurezza, dei morti e degli espulsi per l’annuncio della soppressione del divieto di segnalazione, quello della detenzione nei Cie, dell’esclusione dagli ammortizzatori sociali o dal welfare, lo stigma ufficiale, ha poi anche la sua altra faccia nella xenofobia, nella diffusione dell’idea, forzata e alimentata dalle lenti deformate della politica mainstream, che il problema oggi siano i migranti. Contro questo, contro la cirisi, contro i quartieri accerchiati dal controllo ed invivibili, contro le ordinanze discriminatorie che escludono i migranti dai benefici sociali, contro le morti ed i maltrattamenti dei richiedenti asilo, i decreti contro i cortei nelle città e le ordinanze contro gli ambulanti, ma anche per affermare la cultura della solidarietà, per affermare una possibilità diversa di rispondere alla crisi, che parli il linguaggio dei diritti e della dignità per tutti, il prossimo week end sarà ricco di mobilitazioni. Il reading di Piazza San Fracesco a Bologna, venerdì 17, aprirà i battenti di un lungo fine settimana di iniziative. Sabato sarà la volta di Brescia, Castel Volturno, Padova, Pisa, Senigallia e Verona, domenica ancora a Bologna per una gioranta di festa in Piazza dell’Unità. Ma il week end di iniziative è lungo e si protrae fino ai primi giorni della settimana seguente. Mercoledì 22 infatti, a Conegliano (Treviso), dove un medico zelante ha denunciato una ragazza nigeriana senza il permesso di soggiorno arrivata in ospedale dopo un malore, si terrà una iniziativa contro il razzismo di medici, cittadini, attivisti, contro la prima segnalazione in Veneto (prima ancora che la legge sia approvata).” (fonte sito Melting Pot http://www.meltingpot.org/articolo14335.html  del 16 aprile 2009)

L’albo dei mediatori interculturali

Il 12 Marzo, alla Camera dei Deputati parte la discussione per l’istituzione di un albo nazionale dei mediatori interculturali. Di seguito il messaggio lanciato dall’Associazione Integra Onlus:

“Il mediatore interculturale, tra le figure più richieste ed urgenti degli ultimi decenni, “operatore ponte tra gli immigrati e le associazioni, istituzioni, strutture socio sanitarie” appare con evidenza una delle professionalità più idonee per fornire delle risposte alle esigenze di integrazione in una società, come quella attuale sempre più multietnica e interculturale. Immigrati al servizio degli immigrati, legalmente riconosciuti. Ed è proprio per il riconoscimento del ruolo di tale figura professionale che il 12 marzo, nella sala stampa della Camera dei Deputati, è stata presentata la Proposta di Legge Delega al Governo, n. 2138, finalizzata a garantire una maggiore tutela ai lavoratori del settore, anche mediante l’istituzione di un “Albo Nazionale dei Mediatori Culturali” ed un altro “delle Associazioni di mediazione interculturale”, che sarà sottoposta al vaglio del Parlamento per l’approvazione.

Hanno partecipato all’incontro On. Aldo di Biagio, Deputato del PDL eletto nella Ripartizione Europea e componente della Commissione Lavoro della Camera, Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl (Sindacato Emigrati Immigrati), Giancarlo Bergamo, presidente Ale Ugl (Associazione Lavoratori Emergenti), Mario Ciclosi, Prefetto del Ministero dell’Interno, Christopher Hein, Direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati, Gianluca Luciano, Amministratore del sito internet Stranieri in Italia, Natalya Tsbrek, Klodiana Çuka e Clarisse Essane Niagne, coordinatrici per il  Sindacato Mediatori Culturali.

Un primo ma decisivo passo avanti, tenendo conto della situazione di precarietà che coinvolge migliaia di operatori sociali impiegati dalla pubblica amministrazione e dal settore privato. La proposta di legge, che si auspica riceva un’approvazione bipartisan in Parlamento, rappresenta un sostanziale miglioramento delle condizioni dei mediatori interculturali i quali, allo stato attuale, sono impiegati nella pubblica amministrazione e nel settore privato senza avere alcun riconoscimento di figura professionale,  in una situazione di  assoluta precarietà.  La dr.ssa Klodiana Çuka, che ha saputo portare avanti con tenacia le istanze di questa figura professionale, ha partecipato alla stesura dell’elaborato nella duplice veste, come Presidente dell’Associazione Integra Onlus e Dirigente Nazionale per l’etnia albanese del sindacato SEI Ugl / Membro del Coordinamento Nazionale del Sindacato dei Mediatori Interculturali del SEI UGL nato nell’aprile del 2008. Estremamente importante è stato il contributo scientifico e di competenza all’elaborazione dei contenuti della proposta di legge della dr.ssa Çuka. Grazie al suo lavoro svolto in passato come mediatrice interculturale e come Presidente dell’Associazione Integra, che annovera tra i propri soci circa quaranta mediatori culturali, ha potuto traslare nel progetto di legge l’esperienza maturata nel corso di dieci anni di attività sul territorio pugliese. Si è resa anche portavoce dell’esperienza estremamente interessante della formazione dei mediatori nella Regione Puglia, attraverso i corsi di formazione a valere delle risorse POR, con durata fino a 1200 ore. Di notevole importanza è quindi l’approvazione della proposta da parte del Parlamento. L’istituzione dell’Albo nazionale garantirebbe una maggiore tutela dei diritti dei lavoratori, in primo luogo per quanto attiene all’aspetto economico (oggi privo di qualsivoglia forma di regolamentazione relativamente alla quantificazione della retribuzione oraria). Pertanto vi sarebbe anche una regolamentazione prodotta da un contratto collettivo nazionale di riferimento. Il riconoscimento attraverso una legge, quindi permetterebbe l’inserimento dei contratti collettivi nazionali di riferimento. Infatti, la proposta di legge che presto sarà analizzata sui tavoli della Camera e del Senato andrebbe a regolamentare ulteriori aspetti, altrettanto importanti, unificando su tutto il territorio nazionale:

– uniformazione dei criteri e della metodologia in tema di formazione su tutto il territorio nazionale;

– istituzione di una formazione generica e settoriale (scuola, ambito sanitario, penitenziario, sportelli, enti locali, ecc) per rendere questa professione un po’ più stabile economicamente: assicurare una retribuzione mensile senza sottostare al rinnovo di progetti da 20 ore;

– realizzazione di progetti finalizzati all’inserimento della figura del mediatore all’interno delle strutture pubbliche,  dando precedenza ai mediatori immigrati o madrelingua e agevolando allo stesso tempo l’inserimento di quegli studenti italiani che hanno padronanza della lingua ed approfondita conoscenza di usi e costumi dei paesi d’origine dei cittadini immigrati cui si rivolgono.

Il prossimo passo è finalizzato alla istituzione di un Tavolo di Lavoro Permanente in materia di Mediazione che coinvolga il Ministero del Lavoro, il Ministero dell’Istruzione, il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), l’AICCRE (la sezione italiana del consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa). In più è prevista anche l’organizzazione di una Consulta nazionale e una banca dati dei mediatori, che coinvolgano gli interessati a livello nazionale.

Per chi ne vuole sapere nel particolare può scaricare la proposta di legge all’indirizzo http://seiugl.it oppure contattare i rappresentanti S.e.i. U.g.l. dott.sse Klodiana Cuka, Clarisse Niagne Essane e Natalya Tsebryk al numero 06.32482225-284 o per mail mediatoriinterculturali@ugl.it. ” (fonte Associazione Integra Onlus)

Elezioni europee – discriminazione o integrazione?

Elezioni europee, i cittadini rumeni residenti in Italia hanno diritto di voto per i rappresentanti d’Italia nel Parlamento Europeo. Circa la situazione e sulle discriminazioni inerenti l’informazione ci attirano l’attenzione Enrica Rigo e Roberto Faure sul sito del Melting Pot:

“I rumeni hanno diritto di voto alle europee per eleggere i rappresentanti riservati all’Italia, esattamente come tutti i cittadini neocomunitari e come tutti gli altri cittadini della cosiddetta “vecchia Europa” residenti nel paese. In totale, sono quasi un milione di potenziali voti, di cui non sembra che si siano accorti in molti.
Di certo non se ne sono accorti i media che, riproponendo a ogni occasione l’equazione rumeno/stupratore, assecondano e alimentano gli impulsi di risentimento e razzismo della società, già abbondantemente strumentalizzati dalla politica istituzionale. Ma non sembrano essersene accorti neppure i rimasugli della cosiddetta sinistra radicale, in tutte le loro diverse forme di frantumazione e riassemblamento, impegnati nel radicalissimo obbiettivo di contrastare la proposta di sbarramento del 4% alle europee. Il PD, dal canto suo, ha ben comprensibili preoccupazioni (chissà se anche le soglie di sbarramento diverranno a breve causa di inquietudine per i suoi dirigenti), ragione per cui, nell’ansia di emulazione della tradizione democratica statunitense, deve essergli sfuggito che le elezioni USA si giocano anche sulle capillari campagne per far iscrivere i potenziali elettori nelle liste dei votanti.
Sì, perché a differenza dei cittadini a pieno titolo, ai vecchi e nuovi comunitari residenti in Italia non arriva a casa la cartella elettorale, ma (se arriva) si tratta di un semplice avviso che indica il termine ultimo per l’iscrizione all’apposita ‘lista separata’ (90 giorni prima della data delle elezioni europee). Il comune di Roma, per esempio, lo ha inviato solo alcuni giorni fa con l’indicazione che invita al disbrigo delle pratiche burocratiche, via raccomandata o brevi manu, entro il 9 marzo.
A spingerci a simili considerazioni, non è certo la convinzione che il voto – questa “performance anonima della cittadinanza” come l’ha definita lo studioso indiano Partha Chatterjee – possa riempire di chissà quali contenuti il simulacro vuoto della democrazia contabile (sul tema si veda la bella ricostruzione di Francesco Galgano, La forza del numero e la legge della ragione. Storia del principio di maggioranza, il Mulino 2007). Né riusciamo a immaginare orde di militanti del PD che, rivitalizzando il patrimonio dissipato dei circoli territoriali di ormai tre o più partiti post-comunisti, si prodigano in campagne porta a porta per far iscrivere cittadini rumeni o polacchi alle liste elettorali. Tanto meno, riteniamo scontato che i suddetti cittadini voterebbero per liste di sinistra o centrosinistra. Pensiamo però che se qualcuno si fosse accorto di questi voti, per esempio durante l’ultima tornata amministrativa romana, forse le regole di una partita elettorale xenofoba, giocata sulle spoglie dell’omicidio Reggiani, sarebbero state meno odiose. Da fonti dello stesso campidoglio, solo nella Capitale i rumeni residenti e maggiorenni sono infatti circa 50.000 (e ci si potrebbe chiedere se sono più numerosi loro o i tassisti che facevano il carosello per l’elezione di Alemanno).
Ma, soprattutto, rimaniamo convinti che lo spazio europeo – compreso il diritto di elettorato attivo e passivo che assieme a quello di circolazione ne costituiscono i contenuti in termini di diritti – possa essere assunto come spazio di sperimentazione di nuove pratiche della cittadinanza. I movimenti sociali, in particolare le reti migranti attive anche su un livello transnazionale, lo vanno ripetendo da anni, e sembra ancora più indispensabile ribadirlo oggi, nel pieno di una crisi economica di cui i migranti, comunitari e non, stanno pagando un prezzo altissimo.
La prossima data delle europee coincide con una tornata amministrativa che vedrà rinnovare i consigli di numerosi comuni, anche molto popolosi. I termini di iscrizione alle liste separate, nel caso delle amministrative, risultano ridotti fino a 40 giorni prima delle elezioni (c’è tempo fino al prossimo 28 aprile). Chissà se qualcuno questa volta se ne accorgerà.” (fonte: Melting Pot – 9 marzo 2009)

Direttiva sanzioni – il prezzo più alto lo pagano i migranti

Di seguito un commento di Nicola Flamigni sulla direttiva europea sulle sanzioni applicate ai datori di lavoro che assumono gli immigrati irregolari (Direttiva del 19 febbraio 2009 passata nel Parlamento Europeo):

“Una politica europea sull’ immigrazione regolare non può esistere senza una credibile politica europea sull’immigrazione irregolare. A partire da questo presupposto si sta costruendo la politica comune d’immigrazione. È vero, in un’Europa a ventisette è più facile creare consenso su misure repressive che su misure atte a favorire l’immigrazione legale (soprattutto se il tipo di processo decisionale è nettamente a sfavore di quest’ultima materia, sulla quale si delibera ancora all’unanimità e non a maggioranza qualificata. La ratifica del Trattato di Lisbona potrebbe cambiare le cose). Ma questo motivo non basta per giustificare un approccio inadeguato a comprendere il complesso fenomeno dell’immigrazione. Dare priorità alla lotta contro l’immigrazione illegale senza avere aperto sufficienti canali legali all’immigrazione economica è un danno economico e sociale, e un’ipocrisia se si predica un needs based approach e poi si approva un piano d’azione sull’immigrazione legale (COM(2005)669) che lascia fuori dallo scopo ampie categorie di lavoratori immigrati di media e bassa qualificazione necessari al mercato interno. In nome del tanto sbandierato approccio globale, e del principio della comprensività, occorrerebbe quindi ribaltare l’assunto: una politica europea sull’immigrazione irregolare non può esistere senza una credibile politica europea sull’immigrazione regolare. La priorità andrebbe attribuita a quest’ultima.

La proposta di direttiva sulle sanzioni ai datori di lavoro che reclutano immigrati irregolari, passata al Parlamento europeo lo scorso 19 febbraio, è un altro segno nella direzione opposta. Come la direttiva sul ritorno è una misura legittima (il diritto di uno Stato di espellere uno straniero è un attributo inerente al principio di sovranità, se vincolato al rispetto dei diritti umani è incontestabile quanto il diritto di combattere l’economia sommersa), ma sbagliata nella misura in cui non può essere efficace contro un fenomeno che non può essere represso.

L’obiettivo dichiarato della direttiva è quello di ridurre l’immigrazione irregolare. L’idea è quella di diminuire le possibilità d’impiego così da eliminare un importante fattore d’ attrazione per gli immigrati irregolari. In realtà, l’effetto di queste sanzioni sul numero dei migranti irregolari è dubbio. La stessa valutazione d’impatto, sulla quale si basa la proposta, sottolinea che nella maggioranza dei paesi dove sono già in vigore sistemi di sanzioni il numero degli irregolari che trovano lavoro continua a essere considerevole.

Un secondo intento sarebbe quello di contrastare lo sfruttamento dei lavoratori irregolari. Anche questo però è contraddetto, ancor più chiaramente, dalla valutazione d’impatto. I datori di lavoro reclutano lavoratori irregolari perché sono vulnerabili, per la paura che hanno di essere espulsi e quindi flessibili. Se le autorità aumentano i controlli sul mercato del lavoro, questi lavoratori cercheranno di aumentare la loro “invisibilità”, e così facendo cadranno ancora di più in balia dei loro sfruttatori. Del resto, questi ultimi, per ridurre i rischi di essere sanzionati, faranno ricorso a diversi stratagemmi: dall’uso dei subappalti all’obbligo imposto ai lavoratori di procurarsi documenti falsi. Le sanzioni rischierebbero quindi di aumentare il tasso di sfruttamento invece che diminuirlo.

La proposta di direttiva contiene anche alcune disposizioni relative ai diritti dei lavoratori irregolari: il rimborso automatico dei compensi non ricevuti a causa dello sfruttamento sulla base della comparazione con lo stipendio minimo, la possibilità di sporgere denuncia, la possibilità per le parti terze di difendere i diritti dei lavoratori e la possibilità di garantire un permesso di residenza temporanea nel caso di sfruttamenti particolarmente severi. Tali misure di salvaguardia è necessario che rimangano nel testo finale. Ma queste non limiteranno i danni, se non in maniera irrilevante. La direttiva mira a combattere l’immigrazione irregolare facendo leva sul permesso di residenza e ciò rappresenta per i migranti irregolari una più che buona ragione per stare lontano il più possibile dalle autorità. Non c’è modo di pensare che questa li incoraggi a prendere provvedimenti per far valere i loro diritti di lavoratori. Inoltre, richiedendo ai datori di lavoro di controllare il permesso di soggiorno di tutti i cittadini di paesi terzi, incluso quelli che risiedono regolarmente, si rischia di aumentare ancora di più il tasso di discriminazione razziale e nazionale, intenzionale o involontaria. Infine sorgono dei dubbi sulle modalità d’implementazione della direttiva. Gli Stati membri con i più alti tassi di immigrazione irregolare sono anche quelli dove i sistemi di ispezione contro il lavoro nero non sono sufficientemente finanziati. Dare priorità alla lotta all’assunzione di manodopera irregolare, come inteso nella direttiva, rischierebbe di sottrarre risorse ai controlli più generali sulle frodi fiscali e i diritti sul lavoro.

In linea con queste critiche, la direttiva sanzioni sembra più destinata a gravare più sui lavoratori irregolari, che dovranno fare i conti con un inasprimento dello sfruttamento, che sui datori di lavoro, in teoria i diretti interessati. Restano comunque diverse perplessità anche sulla effettiva efficacia delle direttiva, che fissa solo “standard minimi”. Come sempre, gran parte della critica andrà riservata ai modi di implementazione dei singoli Stati membri.” (fonte sito Melting Pot – Cittadinanze)

La Romania – alto potenziale nel campo dell’energia eolica

“La Romania ha il più alto potenziale del sud-est dell’Europa nel campo dell’energia eolica ma le incertezze relative alla parte legislativa rappresentano il principale pericolo per gli investitori benché il sistema dei certificati verdi stimoli gli investimenti nell’energia rinnovabile. Il sud-est della Dobrogea occupa il secondo posto nell’Europa dal punto di vista del potenziale di sviluppo delle fattorie eoliche. Il potenziale eolico della Romania è stimato a 14.000 MW dalla capacità istallata ad un consumo annuo di 23 TWh. Conformemente ad uno studio realizzato dall’Istituto Romeno per l’Energia (IRE), il settore dell’energia eolica potrebbe contribuire con 13 TWH al fabbisogno nazionale annuale nel 2020, scenario che implicherebbe lo sviluppo della capacità di produzione complementare, che si basa sulle turbine di gas che possano sviluppare fino a 15 TWH. Il principale pericolo che ostacola l’ampliamento del settore dell’energia rinnovabile in loco è l’incertezza dell’ambito legislativo. A causa dei costi alti necessari per lo sviluppo dei progetti, gli investitori considerano questo aspetto il più importante rischio da affrontare benché la Romania abbia espresso l’interesse di sostenere gli investimenti nel campo dell’energia rinnovabile tramite le provvigioni collegate ai certificati verdi del budget.
Al momento la Romania gode di soltanto 7 MW istallatiii in turbine eoliche, però vari gruppi internazionali importanti come la CEZ (Repubblica Ceca), l’Enel (Italia) o l’Iberdrola (Spagna) svolgono dei progetti di un totale di mila megawatt.” (fonte: il Bollettino CCIpR no. 3/2009).

“România are cel mai ridicat potenţial din regiune în domeniul energiei eoliene România are cel mai ridicat potenţial in sudestul Europei în domeniul energiei eoliene, iar incertitudinile legate de cadrul legislativ reprezintă principalul factor de risc pentru investitori, deşi sistemul certificatelor verzi încurajează investiţiile în energie regenerabilă.
Sud-estul Dobrogei se plasează pe poziţia a doua în Europa din punct de vedere al potenţialului de dezvoltare a fermelor eoliene. Potenţialul eolian al României este estimat la 14.000 MW capacitate instalată, la un consum anual de 23 TWh. Potrivit unui studiu al Institului Român pentru Energie (IRE), sectorul energiei eoliene ar putea contribui cu 13 TWh la necesarul naţional anual în 2020, scenariu care ar implica dezvoltarea de capacităţi de producţie
complementare, bazate pe turbine de gas, care să dezvolte până la 15 TWh.Principalul factor care ameninţă  dezvoltarea sectorului energiei regenerabile pe plan local este neclaritatea cadrului legislativ. Din cauza costurilor ridicate necesare pentru dezvoltarea proiectelor, investitorii consideră acest aspect cel mai important risc la care se expun, deşi România a transmis un semnal clar privind susţinerea investiţiilor în energie regenerabilă, prin provizioanele legate de certificate verzi bugetate. România dispune deocamdată de doar 7 MW instalaţi în turbine eoliene, dar mai multe grupuri internaţionale importatne, precum CEZ (Cehia), Enel (Italia) sau Iberdrola (Spania)
au în derulare proiecte care însumează câteva mii de megawaţi.” (sursa: Buletinul Camerei de Comert Italian pentru Romania nr. 3/2009).

Un articolo incorraggiante per un periodo di crisi come quello che si attraversa in presente.

Permesso di soggiorno per 1 anno per ricerca lavoro

La proposta di modificare il Testo Unico sull’immigrazione viene da parte del Pd, che tramite i suoi deputati Luigi Bobba e Cesare Damiano, ha presentato un Disegno di Legge che permette il rilascio di un permesso di soggiorno provisorio di 1 anno per ricerca di lavoro.

”Lo scopo – spiega Luigi Bobba, primo firmatario del provvedimento – è far uscire il tema dell’immigrazione dalla logica dell’emergenza che si limita a dare risposte emotive all’opinione pubblica in presenza di qualche episodio particolarmente grave. E’ un tragico errore parlare di immigrazione solo di fronte a casi di violenza. Non siamo sordi alla necessità di una maggiore sicurezza, perà un dato ci deve far riflettere: se il tasso delinquenziale è dieci volte superiore tra i cittadini immigrati clandestini, al tempo stesso tra gli immigrati regolari il tasso è del tutto simile a quello degli italiani. Dunque il vero problema è l’irregolarità, la clandestinità. Ci vuole un governo complessivo del fenomeno, una politica sistematica: la sicurezza si ottiene colpendo duramente i fenomeni criminali ma anche favorendo l’integrazione sociale”.
Secondo Damiano bisogna ”gestire con buon senso e concretezza il fenomeno migratorio. Clandestinità chiama lavoro nero e questo vuol dire mancanza di tutele, infortuni ed incidenti mortali. Nella legge Bossi-Fini c’è un collegamento stretto tra attività lavorativa e possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno e questo rende di fatto il lavoratore immigrato più debole perchè più ricattabile. La proposta del Pd vuole restituire forza contrattuale ai lavoratori stranieri mettendoli sullo stesso piano di quelli italiani”.
”I due terzi di coloro che negli ultimi anni sono arrivati in Italia per cercare lavoro sono passati attraverso percorsi di illegalità – ha aggiunto Bobba – nell’ultimo anno a fronte di cinque richieste da parte delle imprese e delle famiglie solo una poteva essere soddisfatta. C’è dunque una irregolarità sommersa dovuta alla legislazione rigida, che non favorisce l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Per questo proponiamo di introdurre un permesso di soggiorno provvisorio di un anno a determinate condizioni. Il Disegno di legge prevede anche la possibilità per un immigrato che si trova già in Italia, e che è in possesso di un lavoro stabile, di convertire il permesso di soggiorno turistico in uno stabile”. (fonte il sito Stranieri in Italia 03 marzo 2009).