Traduzioni

Master universitario on line in Traduzione specialistica inglese – italiano

Dal sito http://www.mastertraduzionespecialistica.it/ riportiamo le notizie relative il Master Universitario di I livello in Traduzione specialistica dall’inglese all’italiano con la durata di 1 anno.
Chi eroga il Master. Il Master è erogato congiuntamente da:
Università di Bari, Dipartimento di Lettere Lingue Arti. Italianistica e culture comparate
Università di Genova, Dipartimento di Lingue e culture moderne
Università di Pisa, Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica
Consorzio interuniversitario ICoN – Italian Culture on the Net.
L’organizzazione didattica e amministrativa del Master è gestita da ICoN attraverso la propria piattaforma e-learning.
Le Università di Bari, Genova e Pisa rilasciano congiuntamente il titolo di studio di “Master universitario di I livello in Traduzione specialistica inglese > italiano”.

Domini di traduzione. Diritto, Economia, Informatica e localizzazione, Tecnologia, Ambiente ed energia, Biomedicina e discipline del farmaco.
Ogni corsista seguirà 2 classi corrispondenti ciascuna a un dominio.
Ogni classe potrà avere da un minimo di 10 a un massimo di 25 corsisti.

I Docenti. Per far interagire le competenze ed esperienze scientifiche, professionali e tecnologiche necessarie per formare un traduttore specialista oggi, il Master si avvale di docenti provenienti da diversi ambiti:
Docenti universitari di Linguistica inglese e italiana specialisti nei campi della linguistica contrastiva inglese/italiano, metodologia della traduzione, corpus linguistics, terminologia, italiano scritto professionale, e-learning.
Traduttori professionisti dall’inglese all’italiano con competenze ed esperienze professionali internazionali nei 6 domini di traduzione.
Traduttori della DGT – Direzione Generale della Traduzione della Commissione europea con competenze specifiche di traduzione nell’ambito delle istituzioni comunitarie europee.
Esperti di CAT – Computer Aided Translation

Il materiale didattico. Il Master si avvale di un patrimonio unico di moduli didattici online espressamente prodotti da esperti degli aspetti teorici e professionali della traduzione specialistica in generale e dei 6 domini di traduzione in particolare. I moduli didattici, che vengono studiati nell’ambito di classi virtuali con tutorato, si raggruppano nei seguenti settori didattici: Fondamenti della traduzione; Linguistica contrastiva per la traduzione; Risorse linguistiche e informatiche per la traduzione; Introduzione alla traduzione nei domini specialistici I; Introduzione alla traduzione nei domini specialistici II.

Come si svolge la didattica. Il Master è fondamentalmente in modalità e-learning (con tre periodi di attività in presenza), per consentire la partecipazione indipendentemente dalla residenza, in Italia o in qualunque altra parte del mondo, e con elasticità di orario che permetta di partecipare anche a persone già impegnate in attività lavorative.Lo studio dei contenuti teorici, integrato con l’addestramento alla traduzione, si basa su moduli didattici online scritti da specialisti di alto livello.
Particolare cura è dedicata all’attività teorico-pratica di laboratorio e traduzione-correzione individuale e di classe-discussione e revisione delle traduzioni. Lo studio online avviene in classi virtuali con tutorato.
I corsisti potranno avvalersi di uno speciale software educational, web-based, di Computer Aided Translation (CAT) elaborato da Synthema, azienda specializzata in tecnologie linguistiche.

A chi è rivolto il Master. Possono partecipare alla selezione per accedere al Master cittadini italiani e stranieri in possesso di una laurea italiana di I livello o di una laurea straniera equivalente.
Sono richieste una conoscenza molto buona dell’inglese, una padronanza dell’italiano a livello madrelingua, una buona capacità di scrittura e redazione di testi in italiano. Un test d’ingresso obbligatorio permetterà ai corsisti di valutare le proprie competenze di ingresso. Al momento di iscriversi, i corsisti sottoscriveranno un contratto formativo che impegna il Master a un alto livello di assistenza didattica e i corsisti a un livello corrispondente di partecipazione attiva alla didattica.
Per informazioni sul programma didattico, modalità d’iscrizione e borse di studio consultare il sito: http://www.italicon.it/

Un pensiero da condividere

Ho ricevuto un commento che vorrei condividere con voi :

"SONO CONTENTA DI VEDERE CHE IN DIVERSI PUNTI DI VISTA,
IL MIO PAESE è APPREZZATO DAGLI ITALIANI!
SONO ROMENA,HO 22 ANNI,E LAVORO IN ITALIA DA 2 ANNI
COME OPERAIA. 
CI SONO TANTE PERSONE CHE CI GIUDICANO MALE. 
IO PENSO CHE NON SIAMO TUTTI UGUALI, E CHE 
ABBIAMO I NOSTRI DIRITTI QUI IN ITALIA.
     GRAZIE.
 ANDREEA MIHAELA LISMAN
andreea mihaela"

Multilinguismo, plurilinguismo e il code-switching

Dal corso di traduzione del docente di critica della traduzione, teoria della traduzione e storia della traduzione Bruno OSIMO riporto di seguito alcune considerazioni riguardo il multilinguismo, il plurilinguismo e l’autocoscienza linguistica:

” Le prime esperienze di autocoscienza linguistica – consapevolezza della propria conoscenza di una lingua – si fanno quando, a scuola, si incomincia a studiare la grammatica della propria lingua madre (fino allora considerata un dato di fatto, un fenomeno naturale del mondo su cui non era necessario interrogarsi) e si fanno le prime esperienze di apprendimento di una o più lingue straniere.
Il caso di un individuo che nell’infanzia è abituato a parlare una sola lingua ed entra a contatto con altre lingue dall’età scolare in poi è detto «multilinguismo». «Plurilinguismo» è invece il fenomeno che contraddistingue individui che hanno acquisito simultaneamente dalla nascita più lingue.
Il Sé – ossia l’individuo cosciente della propria identità e delle proprie relazioni con l’ambiente – e la personalità sono fortemente influenzati dal linguaggio. Anche se «spesso è più l’Inconscio che l’Io cosciente a dipendere dai vissuti linguistici», esiste una relazione molto stretta e univoca tra Io e linguaggio. Si potrebbe perciò argomentare che, in presenza di plurilinguismo, si abbiano due Io (e quindi una personalità divisa, tendenze schizoidi).
Sono stati effettuati studi per indagare la possibilità di disturbi psichici legati al plurilinguismo, ma i risultati puntano in una direzione ben diversa: «[] nonostante la presenza di una doppia personalità nel bilingue coordinato (o perfetto), tale duplicità non implica uno sdoppiamento di tipo patologico, ma semmai una ricchezza profonda che non solo permette di assimilare mondi diversi ma anche di possedere un potente meccanismo di difesa». La necessità che hanno spesso gli individui plurilingui (e in certi casi anche i multilingui) di passare da un codice (lingua) all’altro, il cosiddetto code-switching, è addirittura un fattore positivo e fecondo, ed «è indicativo di una fondamentale unità all’interno della struttura e della dinamica della personalità».
Non c’è quindi la pericolosa presenza di più Io, ma una sorta di meta-Io «che controlla e sintetizza i vari comportamenti verbali e comunicativi che corrispondono ai diversi codici linguistici». L’individuo plurilingue ha una struttura psichica più complessa e ricettiva.
Alcuni studi effettuati su bambini plurilingui hanno indicato che il code-switching comporta anche una precoce consapevolezza – ancorché incompleta – della varietà delle lingue. Nel momento in cui la lingua non è più soltanto uno strumento usato spontaneamente ma è anche oggetto di riflessione, quando cioè la lingua viene usata per descrivere la lingua, si parla di «metalinguaggio». Nel caso dei bambini plurilingui si può pertanto parlare di «coscienza metalinguistica». «Il soggetto plurilingue fin dall’infanzia raggiunge un grado di sviluppo metacognitivo e metalinguistico generalmente superiore a quello dei soggetti monolingui».
La differenza fondamentale tra l’apprendimento delle lingue madri nell’infanzia e l’apprendimento scolastico delle lingue straniere (o lo studio più approfondito e razionale della propria lingua) sta proprio nel grado di consapevolezza:
«Durante lo stadio cognitivo colui che apprende la lingua si impegna in un’attività mentale cosciente al fine di trovare significato nella lingua [] I processi interni, che avvengono durante questi stadi, potrebbero spiegare il ruolo di sforzo cosciente nell’apprendimento nei diversi contesti linguistici».

Gli individui multilingui, nel momento in cui imparano una lingua straniera a scuola, vivono un’esperienza metalinguistica: nulla è più spontaneo né automatico, quasi tutto è soggetto a regole esplicitamente spiegate e da apprendere con la ragione. Anche in questo caso la componente affettiva è fondamentale: la relazione con l’insegnante, il modo in cui avviene l’apprendimento determinano in gran parte l’atteggiamento verso questo tipo di studi. I migliori risultati si ottengono in presenza di relazioni importanti con l’insegnante/gli insegnanti (una sorta di transfert didattico) o comunque con le persone dalle quali si apprende la lingua o quando esiste un forte legame (estetico, ideologico, affettivo) con la cultura o i paesi in cui si parla la lingua.  Quando una lingua entra a fare parte della propria identità, il code-switching può diventare una modalità, oltre che adattiva, anche espressiva. La commutazione di codice diventa una scelta psicologica che nasce nel profondo dell’Io del parlante.

Appropriarsi una lingua straniera è (…) un’esperienza molto profonda e coinvolgente e, nel contempo, per chi non nasce plurilingue, è un’occasione per prendere coscienza delle proprie conoscenze linguistiche.

(fonte: Corso di traduzione – Lingua straniera e autocoscienza linguistica)

Postilla o l’apostille?

Come si dice: apostille oppure postilla? Che significa? Qual’è la differenza tra postilla e legalizzazione? e tante altre domande che si pongono quando un documento rilasciato da un’autorità estera deve essere valido anche in Italia e viceversa. Le risposte e altre informazioni si trovano sul sito meltingpot alla seguente pagina: http://www.meltingpot.org/articolo1476.html che può essre letta di seguito:

Questa possibilità non esiste in via generale, ma è prevista solo per i cittadini provenienti dai Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 1961 relativa all’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri. Nel corso degli anni è stata ratificata e resa esecutiva da molti Stati e prevede che non sia necessario procedere alla legalizzazione dei certificati presso le autorità consolari, potendo la stessa essere sostituita dalla cosiddetta apostille (in italiano postilla).

Che cos’è l’apostille
Si tratta di una specifica annotazione che deve essere fatta sull’originale del certificato rilasciato dalle autorità competenti del Paese interessato, da parte di una autorità identificata dalla legge di ratifica del Trattato stesso.
L’ apostille, quindi, sostituisce la legalizzazione presso l’ambasciata. Ne discende che se una persona ha bisogno di fare valere in Italia un certificato di nascita e vive in un Paese che ha aderito a questa Convenzione non ha bisogno di recarsi presso l’ambasciata italiana e chiedere la legalizzazione, ma può recarsi presso l’autorità interna di quello Stato (designata dall’atto di adesione alla Convenzione stessa) per ottenere l’annotazione della cosiddetta apostille sul certificato. Una volta effettuata la suddetta procedura quel documento deve essere riconosciuto in Italia, perché anche l’Italia ha ratificato la Convenzione e quindi in base alla legge italiana quel documento deve essere ritenuto valido, anche se redatto nella lingua di un diverso Paese (al punto che dovrebbe essere sufficiente una normale traduzione che si può ottenere anche in Italia per essere fatto valere di fronte alle autorità italiane).

E’ necessario precisare che la Convenzione riguarda specificamente l’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri tra i quali rientrano, per espressa previsione della stessa, i documenti che rilascia un autorità o un funzionario dipendente da un’amministrazione dello Stato (compresi quelli formulati dal Pubblico Ministero, da un cancelliere o da un ufficiale giudiziario), i documenti amministrativi, gli atti notarili, le dichiarazioni ufficiali indicanti una registrazione, un visto di data certa, un’autenticazione di firma apposti su un atto privato, mentre invece non si applica ai documenti redatti da un agente diplomatico o consolare e ai documenti amministrativi che si riferiscono a una operazione commerciale o doganale.

Ne consegue che la gamma di documenti per i quali si può superare l’esigenza di legalizzazione, mediante richiesta e annotazione della cosiddetta apostille direttamente da parte delle autorità interne dello Stato di provenienza, è amplissima e si tratta di documenti che normalmente riguardano i rapporti di parentela, legami familiari, ovvero tutte quelle situazioni che in buona sostanza interessano la quasi totalità degli immigrati. Tralasciando i Paesi europei, che si avvalgono anche di successive convenzioni interne all’Unione, elenchiamo di seguito i Paesi che hanno ratificato la Convenzione, e rinviamo al testo allegato della stessa e agli atti di ratifica effettuati dagli Stati parti, per l’individuazione delle autorità competenti in ciascun Paese per l’apposizione dell’apostille:

Andorra, Antigua, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Brunei, Bulgaria, Cipro, Colombia, Croazia, Domenica, El Salvador, Estonia, Federazione Russa, Fiji, Finlandia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Grenada, Honduras, Hong Kong, Isole Marshall, Israele, Kazakhistan, Lesotho, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macao, Macedonia, Malawi, Malta, Mauritius, Messico, Monaco, Namibia, Niue, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Panama, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, San Marino, Santa Lucia, Seychelles, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Suriname, Svezia, Svizzera, Swaziland, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Tonga, Turchia, Trinidad e Tobago,
Ucraina, Ungheria, Venezuela.

Si nota che molti dei Paesi elencati sono di principale interesse per l’Italia sotto il profilo migratorio. Si auspica peraltro che molti altri Paesi aderiscano alla Convenzione in oggetto perché potrebbe evidentemente contribuire alla semplificazione della vita dei loro cittadini.

Le traduzioni tecniche – meglio eseguite dagli ingegneri

“Perché far tradurre un testo tecnico da un ingegnere?” – questa è la domanda che il dr. ing. Giampiero Romani, noto tradutore milanese di testi tecnici nella combinazione linguistica italiano/inglese, si pone dando una risposta motivata e carica di un’esperienza di oltre 30 anni:

“Per la buona traduzione di un testo tecnico non basta che il traduttore parli – come lingua madre – la lingua in cui traduce, condizione che è comunque sempre necessaria per qualsiasi buona traduzione.

1.Saper entrare nel gergo tecnico 
Occorre che il traduttore sia in grado di capire la terminologia tecnica nella lingua di partenza, e sia in grado di applicare l’adatta terminologia tecnica nella lingua di arrivo. Deve saper entrare nel gergo tecnico usato dagli autori e deve utilizzare il gergo tecnico che i destinatari della traduzione nella lingua di arrivo si aspettano, in modo che il testo tradotto non suoni strano agli addetti ai lavori.

2.Bisogna essere dei tecnici 
In generale per ottenere questo risultato non basta essere buoni traduttori, non basta disporre di buoni dizionari tecnici bilingue, che sono peraltro spesso inadeguati e non aggiornati. Bisogna disporre della competenza tecnica sufficiente a capire il significato – in termini tecnici – del testo di partenza e conoscere, o sapere come trovare, l’adatta terminologia tecnica per il testo di arrivo.
Bisogna essere dei tecnici e avere attitudine alla ricerca di informazioni, sapere dove trovare le fonti, conoscere le riviste specializzate, disporre di biblioteca tecnica, saper utilizzare le risorse, oggi numerose, che  Internet mette a disposizione.

3.Il ruolo di Internet
Questo di Internet è un tema – e uno strumento – molto importante, e lo diventa ogni giorno di più. Ogni azienda, ogni organizzazione di ricerca o di sviluppo ha il suo spazio in Internet, in cui colloca i materiali più vari, in generale legati alla propria attività, alla produzione, alla vendita, di solito redatti nella propria lingua (ma spesso tradotti nelle lingue commercialmente più significative). 
Si trovano quindi in rete cataloghi di prodotti, specifiche, manuali di ogni livello, studi specialistici, articoli divulgativi, scritti da specialisti nella loro lingua, pagine di pubblicità, e dizionari, glossari, enciclopedie, giornali e notiziari. Tra questi il traduttore tecnico in cerca di terminologia deve sapersi muovere, con un uso oculato dei motori di ricerca più adatti, con intuito e accortezza, trovando gli articoli giusti, scartando quelli non rilevanti, identificando quelli che non sono scritti nella lingua degli autori (ma sono stati tradotti, più o meno bene), ordinando in modo conveniente le informazioni terminologiche raccolte.

4.Bisogna saper scrivere bene
In tutti questi casi non basta essere un buon tecnico per produrre una buona traduzione del testo nella propria lingua madre; bisogna saper scrivere bene, in uno stile che sia appropriato al carattere del testo e adatto all’uditorio a cui il testo è destinato. 
Benché lo scrivere bene, il comunicare in modo efficace e convincente siano così importanti nella professione e nella vita di ogni giorno, questi temi non sono in generale coperti dalla formazione universitaria, tanto meno da quella tecnica e scientifica. 
Né d’altra parte lo scrivere bene consiste semplicemente nell’applicare poche regole apprese a memoria. Richiede al contrario di amare l’arte di scrivere e di averla maturata con un tirocinio professionale adeguato, fatto di prove, di verifiche, di miglioramenti e finalmente di successi e di soddisfazioni, in tanti anni di scrittura, di presentazione, di comunicazione,  per informare, per spiegare, per dimostrare, per convincere, per trasmettere entusiasmo.

Per essere un buon traduttore, in un ambito non puramente tecnico, è importante dunque poter vantare un percorso professionale che abbia permesso di affinare l’iniziale attitudine alla buona scrittura e l’applicazione delle tecniche più efficaci di costruzione di testi chiari e convincenti.”

(fonte  http://www.traduzionitecniche.com/perche.htm )

A Modena la farmacia parla 10 lingue

Una bella notizia che viene da Modena:

“I modenesi possono acquistare l’aspirina in inglese, francese, tedesco, russo, arabo, cinese, srilanchese, portoghese, rumeno e albanese. Niente più equivoci, errori o imbarazzi causati dalle incomprensioni linguistiche tra il farmacista e l’utente straniero. Il Comune di Modena ci ha pensato è ha attivato una “Farmacia senza frontiere”, la prima in grado di abbattere il muro delle incomprensioni parlando ben dieci lingue, grazie al servizio di mediazione linguistica fornito attraverso un call center.
Si tratta di un progetto sperimentale che per ora è attivo solo nella farmacia “Del Pozzo”, una delle dodici farmacie comunali della città, che già gode di una larga fascia di utenza straniera.
Il sistema, già utilizzato nei Pronto Soccorso e in altri reparti di grandi ospedali nazionali, permette ai cittadini stranieri e ai turisti di esprimere tranquillamente nella propria lingua bisogni, dubbi e richieste con la certezza di essere capiti. Dall’altra parte il farmacista pone domande, fornisce suggerimenti e consigli con la medesima certezza di non essere frainteso. Utente e farmacista comunicano infatti tramite apparecchi telefonici collegati ad un call center, in funzione tutti i giorni, 24 ore su 24, dove operano mediatori madrelingua specializzati.
Al momento dell’arrivo in farmacia il cliente straniero identifica la lingua di suo interesse scegliendo tra le dieci bandierine disegnate sull’apparecchio telefonico; il farmacista di turno attiva il contatto e dall’altra parte della cornetta un operatore madrelingua si inserisce nella conversazione traducendo dall’italiano alla lingua straniera e viceversa.
“Gli stranieri residenti in città sono circa ventimila, pari all’11 per cento della popolazione residente, e sono in crescita – dice l’assessore alle Politiche per la Salute del Comune, Simona Arletti. – Sappiamo che la non conoscenza delll’italiano, oltre alle condizioni socio-culturali, spesso non consente loro un accesso adeguato e appropriato ai servizi, ecco perchè ridurre le disuguaglianze di salute tra cittadini e promuovere azioni che favoriscono la parità d’accesso ai servizi è tra i nostri primi obiettivi.
Il servizio di interpretariato offerto dalla farmacia è completamente gratuito per i cittadini. In questa fase sperimentale saranno monitorati gli accessi e valutata l’adeguatezza delle risposte e delle frequenze di richiesta di intervento per le dieci lingue scelte; dalla sperimentazione verranno selezionate le lingue più utilizzate su cui verrà consolidato il servizio.”
Ma c’è anche chi non approva l’iniziativa (ma per quali ragioni?) :
“Si tratta del consigliere della Regione Emilia Romagna del Pdl e capogruppo in consiglio comunale a Modena, Andrea Leoni, che ha così commentato: “L’integrazione in Italia si fa partendo dall’insegnamento e dall’utilizzo della lingua italiana e non dalla sua cancellazione. Continuare, come fa l’amministrazione di sinistra di Modena, a disincentivare gli stranieri all’utilizzo della lingue del Paese che li ospita, traducendo tutto nella loro, è dannoso sia per gli immigrati che devono integrarsi sia per la nostra società”.
Dopo gli annunci di lavoro del centro per l’impiego, dopo l’utilizzo dell’arabo come seconda lingua insieme all’inglese all’interno degli ospedali e della guide sanitarie, dopo la guida in arabo per gli immigrati che vogliono aprire una attività, pur non sapendo l’italiano – ha affermato Leoni – oggi arriva la farmacia multietnica con tanto di costoso servizio di traduzione in tempo reale all’interno. È scandaloso – ha aggiunto – che in una provincia dove si tagliano le prestazioni sanitarie e le medicine gratuite all’interno degli ospedali, si getti denaro pubblico per pagare traduttori linguistici all’interno delle farmacie. L’unica cosa che per noi deve essere privilegiata, su tutto, è la lingua italiana, la cui conoscenza è necessaria per lavorare
vivere ed integrarsi nella nostra società”. (fonte Stranieri in Italia del 6 novembre 2008) 

Un’iniziativa simile aspettiamo anche a Roma e nel Lazio dove la percentuale degli immigrati è ancora più alta.

Serata all’insegna della poesia

Mercoledì, 5 novembre 2008, ore 18.00
Sala Conferenze, Accademia di Romania

L’Accademia di Romania e la Fondazione “Marino Piazzolla” hanno l’onore di ospitare una ricchissima serata di traduzioni e novità editoriali all’insegna della poesia. Ospite sarà il dottor Geo Vasile, italianista, critico letterario e noto traduttore di letteratura italiana in romeno e di letteratura romena in italiano. Già traduttore di Italo Calvino, Giuseppe Bonaviri e di Paolo Ruffilli in romeno, il regalo più recente di Geo Vasile è il volume di poesie tradotte da I fiori del dolore/Florile durerii di Marino Piazzolla, recentemente apparso presso la Fermenti Editrice di Roma. Questo volume sarà presentato accanto ad altri due volumi dedicati questa volta al pubblico italiano che ama, che studia o desidera scoprire la letteratura romena. Si tratta di due autori, di due poeti classici della letteratura romena -Mihai Eminescu (1850-1889) e George Bacovia (1881- 1957). Al primo è dedicato il volume Iperione. Poesie scelte e racchiude la traduzione di alcune delle sue poesie più belle, mentre il secondo volume -intitolato Piombo. Versi – offre un’antologia bilingue di poesie di George Bacovia.

Interventi:
Geo Vasile Il tema del dolore universale nei tre poeti: Piazzolla, Eminescu, Bacovia
Donato Di Stasi: Marino Piazzolla, genealogia dell’ uomo contemporaneo
Antonella Calzolari: Lettere della sposa demente e Il Pianeta Nero di Marino Piazzolla
Leggono brani degli autori Manuela Cerri e Paolo Gioia, con l’accompagnamento musicale di Anna Cara (chitarra).
(fonte Accademia di Romania a Roma mercoledi 5 novembre 2008)

“Volti di Romania”-mostra di arte contemporanea

Presso l’Accademia di Romania a Roma, martedì 28 ottobre 2008 ore 18,00, sarà inaugurata una mostra di arte contemporanea “Volti di Romania”. A cura di Ludovico Pratesi, critico d’arte, la mostra cerca di presentare la realtà difficile del paese tramite linguaggi e tecniche differenti dei due artisti: Lucian Dedita con i suoi disegni a matita e Draga Irina Popa con le opere fotografiche e i video.

„Volti è una mostra che riunisce le opere degli artisti Lucian Dediza e Draga Irina Popa, chiamati a rappresentare due aspetti diversi ma complementari della scena artistica contemporanea in Romania. Selezionati da Ludovico Pratesi, Dedita e Popa interpretano con linguaggi e tecniche differenti la difficile realtà del loro paese, sottolineandone gli aspetti simbolici e sociali enfatizzandone le caratteristiche più interessanti.

I grandi ritratti disegnati a matita dal giovane Lucian Dediza testimoniano, attraverso tratti fortemente espressivi, declinati in chiave neopop, le tipologie sociali del popolo rumeno, che l’artista ha interpretato attraverso una campionatura di personaggi di notevole intensità. I legami con l’arte di strada vengono arricchiti nelle opere di Dediza attraverso un’amplificazione degli elementi visivi che sfiora la fisiognomica, accentuando alcuni dettagli di ogni singolo volto, che diventa espressione di una condizione esistenziale tesa e a tratti drammatica.

Le opere fotografiche e i video di Draga Irina Popa si pongono invece come riflessioni sull’identità femminile intesa come collettore di microstorie esistenziali e mitologie popolari. Draga Irina Popa presenta in mostra una serie di opere fondate sul concetto del corpo come detonatore di memorie individuali e collettive, remote e attuali, attraverso una serie di azioni apparentemente banali ma in realtà cariche di significato.” (dal sito dell’Accademia di Romania a Roma )

 La mostra rimarrà aperta al pubblico fino il 25 novembre 2008.

Il traduttore come mediatore culturale

Quando, nella vita di tutti i giorni comunichiamo, nella maggior parte dei casi conosciamo il nostro destinatario (in uno dei ruoli sociali che assume). Tradurre significa comunicare. Perciò, il traduttore deve sapere a chi comunica, chi è il destinatario della sua opera di traduzione, chi è il suo lettore modello. Spesso il modello del lettore del testo tradotto non coincide con il modello del lettore del testo originale. Questo si spiega con le differenze culturali tra le due società: quella della lingua di partenza non ha una struttura identica alla società della lingua di arrivo. Poter comunicare (tradurre) una cultura in un’altra significa far capire a chiunque faccia parte di una comunità (cultura) gli elementi appartenenti (e talvolta specifici) di un’altra comunità (cultura). Tutto ciò determina la scelta della strategia traduttiva in grado di poter superare i problemi relativi alla traducibilità. In tutti i casi, però, a prescindere dalla strategia traduttiva scelta, “la lingua dell’uomo, teoricamente è sempre in grado di esprimere elementi derivanti da un’altra lingua/cultura. Il presupposto importante perché un testo sia traducibile è allora la consapevolezza del traduttore: è il traduttore a dover essere a conoscenza delle differenze esistenti tra lingue e tra culture”. (“Corso di traduzione” a cura di Bruno Osimo).

Così il traduttore diventa un mediatore speciale – mediatore culturale – che si deve concentrare soprattutto sui legami culturali tra le due società: di partenza del testo e di arrivo.

Eventi all’Accademia di Romania

Giovedì, 15 ottobre 2008, nella Sala Conferenze dell’Accademia di Romania a Roma, avrà luogo l’apertura dell’anno accademico 2008/2009. In tale occasione si incontreranno e conosceranno i borsisti e il personale dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte di Roma.

” I nuovi borsisti “Vasile Parvan” dell’Accademia Romena, vincitori della selezione organizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione insieme al Ministero degli Affari Esteri e appena arrivati a Roma potranno in tal modo incontrare, conoscere e tessere contatti con quella che è considerata la più prestigiosa comunità di ricerca nell’ambito delle scienze storiche, archeologiche ed artistiche di Roma.” (la notizia è stata riportata dal sito dell’Accademia di Romania  http://www.accadromania.it/eventi.htm ).