integrazione

Laboratorio di Progettazione

Il LdP (Laboratorio di Progettazione) coordinato dall’Associazione Culturale Progetto, Mediazione e Territorio in collaborazione con l’Associazione Culturale Affabulazione e l’Ente di Alta Formazione Ubi Minor è il risultato dell’esperienza di Alta Formazione dei Master in Progettazione Sociale e Gestione del Territorio “Tullio Tentori” (IV edizione) e Mediazione Culturale Pediatrico Infantile (V edizione). I due master sono ideati da Ubi Minor e realizzati in convenzione con il Consorzio Interuniversitario For.Com (Università degli studi di Torino – Università degli studi del Molise – Università degli Studi di Bari – Università degli studi di Udine – Università di Camerino – Università degli studi di Sassari – Università Degli Studi Guglielmo Marconi – Universitatea “Ovidius” Constanta – Romania – University of Chester).
LdP è il frutto del percorso di formazione quinquennale dei Master e del confluire dell’esperienza accademica e di quella sul “campo” in un’unica realtà laboratoriale, tramite metodi didattici attivi e interattivi.
LdP si presenta dunque come una piattaforma di progettazione sociale, in cui studenti, docenti, operatori e tecnici condividono il fine di socializzare le loro competenze, per alimentare un circuito ricorsivo tra teoria, pratica e ricerca, volto alla promozione, realizzazione e gestione di interventi, negli ambiti della
co-progettazione sociale e della mediazione territoriale e interculturale.
Il Laboratorio di Progettazione si pregia dell’adesione dei seguenti Enti:
ROMA CAPITALE – Dipartimento Cultura; COMUNE DI ANGUILLARA SABAZIA (RM); “CITTÀ DEI MESTIERI E DELLE PROFESSIONI” Municipio X – ex XIII; “NUOVA AURORA” Società Cooperativa Sociale; “IO, NOI” Associazione di Volontariato per la Solidarietà e l’integrazione Sociale; “ETNOPSI” Scuola di Psicoterapia Etno-Sistemico-Narrativa; “ANTHROPOLIS” Associazione culturale; “ETNOS 2009” Società Cooperativa; “DIONISO” Cooperativa Sociale; “LA TENDA” Associazione, Onlus; “IL MOSAICO” Cooperativa Sociale; “INFOCIVICA- Gruppo di Amalfi” Associazione senza fini di lucro; Associazione “VIRTUS Italia Onlus” Consorzio di Solidarietà Sociale.

Per Informazioni e Iscrizioni ai Master:

dir.didattica.psgt@irmanet.eu – 339.3387345 – 339.3540245

dir.didattica.mcpi@irmanet.eu – 329.3150964 – 339.3540245

PIEGHEVOLE Master PSGT 2014-15

L’albo dei mediatori interculturali

Il 12 Marzo, alla Camera dei Deputati parte la discussione per l’istituzione di un albo nazionale dei mediatori interculturali. Di seguito il messaggio lanciato dall’Associazione Integra Onlus:

“Il mediatore interculturale, tra le figure più richieste ed urgenti degli ultimi decenni, “operatore ponte tra gli immigrati e le associazioni, istituzioni, strutture socio sanitarie” appare con evidenza una delle professionalità più idonee per fornire delle risposte alle esigenze di integrazione in una società, come quella attuale sempre più multietnica e interculturale. Immigrati al servizio degli immigrati, legalmente riconosciuti. Ed è proprio per il riconoscimento del ruolo di tale figura professionale che il 12 marzo, nella sala stampa della Camera dei Deputati, è stata presentata la Proposta di Legge Delega al Governo, n. 2138, finalizzata a garantire una maggiore tutela ai lavoratori del settore, anche mediante l’istituzione di un “Albo Nazionale dei Mediatori Culturali” ed un altro “delle Associazioni di mediazione interculturale”, che sarà sottoposta al vaglio del Parlamento per l’approvazione.

Hanno partecipato all’incontro On. Aldo di Biagio, Deputato del PDL eletto nella Ripartizione Europea e componente della Commissione Lavoro della Camera, Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl (Sindacato Emigrati Immigrati), Giancarlo Bergamo, presidente Ale Ugl (Associazione Lavoratori Emergenti), Mario Ciclosi, Prefetto del Ministero dell’Interno, Christopher Hein, Direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati, Gianluca Luciano, Amministratore del sito internet Stranieri in Italia, Natalya Tsbrek, Klodiana Çuka e Clarisse Essane Niagne, coordinatrici per il  Sindacato Mediatori Culturali.

Un primo ma decisivo passo avanti, tenendo conto della situazione di precarietà che coinvolge migliaia di operatori sociali impiegati dalla pubblica amministrazione e dal settore privato. La proposta di legge, che si auspica riceva un’approvazione bipartisan in Parlamento, rappresenta un sostanziale miglioramento delle condizioni dei mediatori interculturali i quali, allo stato attuale, sono impiegati nella pubblica amministrazione e nel settore privato senza avere alcun riconoscimento di figura professionale,  in una situazione di  assoluta precarietà.  La dr.ssa Klodiana Çuka, che ha saputo portare avanti con tenacia le istanze di questa figura professionale, ha partecipato alla stesura dell’elaborato nella duplice veste, come Presidente dell’Associazione Integra Onlus e Dirigente Nazionale per l’etnia albanese del sindacato SEI Ugl / Membro del Coordinamento Nazionale del Sindacato dei Mediatori Interculturali del SEI UGL nato nell’aprile del 2008. Estremamente importante è stato il contributo scientifico e di competenza all’elaborazione dei contenuti della proposta di legge della dr.ssa Çuka. Grazie al suo lavoro svolto in passato come mediatrice interculturale e come Presidente dell’Associazione Integra, che annovera tra i propri soci circa quaranta mediatori culturali, ha potuto traslare nel progetto di legge l’esperienza maturata nel corso di dieci anni di attività sul territorio pugliese. Si è resa anche portavoce dell’esperienza estremamente interessante della formazione dei mediatori nella Regione Puglia, attraverso i corsi di formazione a valere delle risorse POR, con durata fino a 1200 ore. Di notevole importanza è quindi l’approvazione della proposta da parte del Parlamento. L’istituzione dell’Albo nazionale garantirebbe una maggiore tutela dei diritti dei lavoratori, in primo luogo per quanto attiene all’aspetto economico (oggi privo di qualsivoglia forma di regolamentazione relativamente alla quantificazione della retribuzione oraria). Pertanto vi sarebbe anche una regolamentazione prodotta da un contratto collettivo nazionale di riferimento. Il riconoscimento attraverso una legge, quindi permetterebbe l’inserimento dei contratti collettivi nazionali di riferimento. Infatti, la proposta di legge che presto sarà analizzata sui tavoli della Camera e del Senato andrebbe a regolamentare ulteriori aspetti, altrettanto importanti, unificando su tutto il territorio nazionale:

– uniformazione dei criteri e della metodologia in tema di formazione su tutto il territorio nazionale;

– istituzione di una formazione generica e settoriale (scuola, ambito sanitario, penitenziario, sportelli, enti locali, ecc) per rendere questa professione un po’ più stabile economicamente: assicurare una retribuzione mensile senza sottostare al rinnovo di progetti da 20 ore;

– realizzazione di progetti finalizzati all’inserimento della figura del mediatore all’interno delle strutture pubbliche,  dando precedenza ai mediatori immigrati o madrelingua e agevolando allo stesso tempo l’inserimento di quegli studenti italiani che hanno padronanza della lingua ed approfondita conoscenza di usi e costumi dei paesi d’origine dei cittadini immigrati cui si rivolgono.

Il prossimo passo è finalizzato alla istituzione di un Tavolo di Lavoro Permanente in materia di Mediazione che coinvolga il Ministero del Lavoro, il Ministero dell’Istruzione, il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), l’AICCRE (la sezione italiana del consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa). In più è prevista anche l’organizzazione di una Consulta nazionale e una banca dati dei mediatori, che coinvolgano gli interessati a livello nazionale.

Per chi ne vuole sapere nel particolare può scaricare la proposta di legge all’indirizzo http://seiugl.it oppure contattare i rappresentanti S.e.i. U.g.l. dott.sse Klodiana Cuka, Clarisse Niagne Essane e Natalya Tsebryk al numero 06.32482225-284 o per mail mediatoriinterculturali@ugl.it. ” (fonte Associazione Integra Onlus)

Soldi per l’integrazione e mediazione interculturale

Sono stati approvati dalla Regione Lazio proggetti per gli immigrati per 2 milioni e 600 mila euro che riguardano integrazione, accoglienza, mediazione interculturale e l’apprendimento della lingua italiana. Dal sito degli Stranieri in Italia , oggi 28 febbraio:

“I piani di intervento in materia di immigrazione approvati oggi sono la dimostrazione che la programmazione delle politiche sociali è una realtà. Sono stati ammessi al finanziamento progetti con valenza sovradistrettuale e distrettuale per un importo complessivo superiore ai 2 milioni e 600mila euro”.

Lo ha dichiarato ieri sera l’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio, Anna Coppotelli a margine della seduta di giunta.

“Alla provincia di Frosinone sono destinati 924.179 euro, a quella di Rieti 767.436, e a quella di Viterbo 996.107 – ha spiegato Coppotelli – Il fondo è stato ripartito secondo i criteri della delibera 792 del 2008, ovvero in base al numero di immigrati presenti sul territorio, alla percentuale degli stessi rispetto al totale della popolazione e alla condizione socio-economica dei territori di insediamento.

L’erogazione dei fondi avverrà, secondo i criteri previsti, cioè per il 75% all’approvazione del piano, il 15% all’acquisizione della relazione semestrale e il saldo del 10% a seguito della rendicontazione”.

“Abbiamo ritenuto importante – ha concluso l’assessore – prevedere una valutazione in corso di realizzazione dei progetti a garanzia della qualità stessa degli interventi. I progetti, contenuti nei piani provinciali, abbracciano aree quali l’accoglienza e l’integrazione, il segretariato sociale, la mediazione interculturale e l’apprendimento della lingua italiana. Il Lazio, dopo la Lombardia, e’ la regione con il più alto numero di immigrati. Ci siamo posti l’obiettivo di creare, nella nostra Regione, le condizioni affinchè gli immigrati possano seguire la via dell’integrazione possibile”.

Il Consiglio d’Europa attacca Italia

Il commissario europeo per i diritti umani Thomas Hammarberg ha avuto un intervento davanti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato. Il commissario è tornato dopo 6 mesi a visitare i campi nomadi a Roma e la sua conclusione è stata: “Situazione peggiorata”. Di seguito la sua intervista rilasciata a Repubblica e la risposta del ministro Frattini:

< ROMA - Diritti umani trascurati, ignorati, leggi ingiuste e discriminatorie nei confronti degli immigrati. L'Italia è di nuovo sott'accusa da parte dell'Unione europea dopo che sei mesi fa un rapporto del commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, aveva parlato di politica a rischio di xenofobia e immemore dei principi umanitari. E ora, dopo un giro sotto la pioggia nei campi nomadi di Roma e le nuove leggi in via di approvazione, lo stesso Hammarberg rincara la dose parlando di situazione vergognosa, incivile. L'Italia a suo avviso è dunque ancora a rischio-razzismo? "Sicuramente sta approvando leggi discriminatorie che non rispettano i diritti umani. Come quella che considera reato o comunque un'aggravante l'immigrazione clandestina. Come l'idea di far pagare il rinnovo del permesso di soggiorno. Il problema è che qui si continua a lavorare su una legislazione d'emergenza, criminalizzando il clandestino. E così si corre il rischio di episodi xenofobi anche perché la campagna elettorale di giugno si avvicina, e spero non accada come l'anno scorso quando alcuni discorsi dei politici erano intolleranti e razzisti". E i diritti umani? "Spesso vengono dimenticati, come il diritto di asilo". In che senso viene ignorato secondo lei il diritto di asilo? "La proposta del ministro Maroni di rimpatriare direttamente chi arriva a Lampedusa non consente a chi ne ha diritto di chiedere asilo, e così gli immigrati vengono rispediti in paesi dove rischiano la tortura e la morte. Senza contare che l'Italia non ha accolto le richieste della Corte europea". Cosa ha negato? "Era stato chiesto di sospendere le espulsioni per motivi legati al terrorismo di due tunisini e dell'imam di Cremona, per studiare meglio i loro casi e perché rischiano torture nei loro paesi. Sono stati mandati via". Campi nomadi. Da giugno la situazione è cambiata? "È peggiorata. Al Casilino 900 ci sono condizioni inaccettabili di vita, rese ancora peggiori dalla pioggia. È vergognoso che all'interno dell'Unione europea ci siano ancora persone senza cittadinanza e senza diritti che vivono in queste condizioni di miseria". Le autorità di governo hanno intenzione di procedere con una campagna di sgomberi. "I rom vogliono essere ascoltati, vogliono restare lì dove li loro figli vanno a scuola, dove studiano anche se manca la luce per fare i compiti al pomeriggio. Pur vivendo in condizioni inaccettabili, sono integrati e vogliono esserlo. I bambini vanno a scuola, e i loro genitori sono fieri di questo. Se verranno mandati via, dovranno ricominciare di nuovo il processo di integrazione. Ecco perché è necessario trovare soluzioni in loco, non sgomberare". Lei ha incontrato il sindaco di Roma Alemanno. Cosa le ha detto? "Che ha promesso al Papa di risolvere la situazione di chi vive a Roma in condizioni misere. Spero che questo venga fatto". Oggi incontrerà esponenti di governo. Con quale intento? "Voglio discutere delle leggi che secondo noi tendono a criminalizzare la clandestinità, cosa che a livello europeo consideriamo inaccettabile. Bisogna lavorare a leggi condivise, e l'Europa non è sulla strada di considerare reato l'immigrazione. Anzi, chiederemo che ai rom che vivono qui da anni venga data la cittadinanza". Il suo giudizio sull'Italia è impietoso. Il nostro Paese sbaglia proprio tutto? "No, non sbaglia quando dice che c'è poca solidarietà a livello europeo per paesi come il vostro e la Grecia, che sono le aree di approdo degli immigrati. Dovreste avere in effetti più cooperazione da parte del resto dell'Europa".> (fonte: La Repubblica 15 gennaio 2009)

La Farnesina ha reso pubblica una nota con la risposta del ministro Frattini alle considerazioni del commissario europeo sottolineando che “Il signor Hammarberg ha parlato di comportamenti dell’Italia “incivili” e di leggi “discriminatorie”, “offendendo gravemente i sentimenti degli italiani e rivolgendosi in modo inaccettabile ad un Paese europeo la cui storia e tradizione di democrazia, tolleranza e rispetto dei diritti umani non possono essere messe in discussione.”

A Modena la farmacia parla 10 lingue

Una bella notizia che viene da Modena:

“I modenesi possono acquistare l’aspirina in inglese, francese, tedesco, russo, arabo, cinese, srilanchese, portoghese, rumeno e albanese. Niente più equivoci, errori o imbarazzi causati dalle incomprensioni linguistiche tra il farmacista e l’utente straniero. Il Comune di Modena ci ha pensato è ha attivato una “Farmacia senza frontiere”, la prima in grado di abbattere il muro delle incomprensioni parlando ben dieci lingue, grazie al servizio di mediazione linguistica fornito attraverso un call center.
Si tratta di un progetto sperimentale che per ora è attivo solo nella farmacia “Del Pozzo”, una delle dodici farmacie comunali della città, che già gode di una larga fascia di utenza straniera.
Il sistema, già utilizzato nei Pronto Soccorso e in altri reparti di grandi ospedali nazionali, permette ai cittadini stranieri e ai turisti di esprimere tranquillamente nella propria lingua bisogni, dubbi e richieste con la certezza di essere capiti. Dall’altra parte il farmacista pone domande, fornisce suggerimenti e consigli con la medesima certezza di non essere frainteso. Utente e farmacista comunicano infatti tramite apparecchi telefonici collegati ad un call center, in funzione tutti i giorni, 24 ore su 24, dove operano mediatori madrelingua specializzati.
Al momento dell’arrivo in farmacia il cliente straniero identifica la lingua di suo interesse scegliendo tra le dieci bandierine disegnate sull’apparecchio telefonico; il farmacista di turno attiva il contatto e dall’altra parte della cornetta un operatore madrelingua si inserisce nella conversazione traducendo dall’italiano alla lingua straniera e viceversa.
“Gli stranieri residenti in città sono circa ventimila, pari all’11 per cento della popolazione residente, e sono in crescita – dice l’assessore alle Politiche per la Salute del Comune, Simona Arletti. – Sappiamo che la non conoscenza delll’italiano, oltre alle condizioni socio-culturali, spesso non consente loro un accesso adeguato e appropriato ai servizi, ecco perchè ridurre le disuguaglianze di salute tra cittadini e promuovere azioni che favoriscono la parità d’accesso ai servizi è tra i nostri primi obiettivi.
Il servizio di interpretariato offerto dalla farmacia è completamente gratuito per i cittadini. In questa fase sperimentale saranno monitorati gli accessi e valutata l’adeguatezza delle risposte e delle frequenze di richiesta di intervento per le dieci lingue scelte; dalla sperimentazione verranno selezionate le lingue più utilizzate su cui verrà consolidato il servizio.”
Ma c’è anche chi non approva l’iniziativa (ma per quali ragioni?) :
“Si tratta del consigliere della Regione Emilia Romagna del Pdl e capogruppo in consiglio comunale a Modena, Andrea Leoni, che ha così commentato: “L’integrazione in Italia si fa partendo dall’insegnamento e dall’utilizzo della lingua italiana e non dalla sua cancellazione. Continuare, come fa l’amministrazione di sinistra di Modena, a disincentivare gli stranieri all’utilizzo della lingue del Paese che li ospita, traducendo tutto nella loro, è dannoso sia per gli immigrati che devono integrarsi sia per la nostra società”.
Dopo gli annunci di lavoro del centro per l’impiego, dopo l’utilizzo dell’arabo come seconda lingua insieme all’inglese all’interno degli ospedali e della guide sanitarie, dopo la guida in arabo per gli immigrati che vogliono aprire una attività, pur non sapendo l’italiano – ha affermato Leoni – oggi arriva la farmacia multietnica con tanto di costoso servizio di traduzione in tempo reale all’interno. È scandaloso – ha aggiunto – che in una provincia dove si tagliano le prestazioni sanitarie e le medicine gratuite all’interno degli ospedali, si getti denaro pubblico per pagare traduttori linguistici all’interno delle farmacie. L’unica cosa che per noi deve essere privilegiata, su tutto, è la lingua italiana, la cui conoscenza è necessaria per lavorare
vivere ed integrarsi nella nostra società”. (fonte Stranieri in Italia del 6 novembre 2008) 

Un’iniziativa simile aspettiamo anche a Roma e nel Lazio dove la percentuale degli immigrati è ancora più alta.

Romania. Immigrazione e lavoro in Italia

Ieri, 28.10.2008, la Caritas italiana a presentato, presso il Ministero degli Esteri a Bucarest un volume intitolato “Romania. Immigrazione e lavoro in Italia”, volume che contiene statistiche, problemi e prospettive dei romeni in Italia.

 

“Se nel ’90 in Italia c’erano solo 8.000 romeni, nel giro di 17 anni sono centuplicati, arrivando a 1.016.000 il 31 dicembre 2007, su quattro milioni di stranieri. Il 73,7% dei romeni è in Italia per motivi di lavoro, il 23,5% di famiglia e il 2% per altri motivi. Come ripartizione geografica, il Lazio si piazza al primo posto, con 200.000 romeni, seguito da Lombardia (160.000) e Piemonte (130.000). “Il lavoro accelera la loro integrazione sociale”, ha detto all’ANSA Antonio Ricci, uno degli autori del volume. Altro indice di inserimento sociale sono i circa 160.000 bambini, di cui il 20-30% nati in Italia. “Di questo milione, i rom sono circa il 5-10% e i primi risultati del censimento in corso danno cifre inferiori di quelle di stampa e politici”, ha detto Ricci.
I romeni lavorano prevalentemente nell’edilizia e assistenza alle famiglie ma in Italia ci sono 6.000 romeni imprenditori. “Al di là di alcuni episodi citati dalla stampa, nella vita quotidiana l’inserimento dei romeni credo sia avvenuto con successo”, ha spiegato Padre Livio Corazza, direttore del Servizio Europa di Caritas Italiana.
Il volume presentato è il terzo dedicato da Caritas Italiana all’immigrazione dall’Est Europa. “Il rapporto della Caritas Italiana sarà un utile strumento per comprendere meglio come procede l’integrazione della vasta comunità romena in Italia”, ha detto l’ambasciatore d’Italia Mario Cospito, ricordando che tra ottobre 2007 e settembre 2008 la comunità romena in Italia è aumentata di 184.000 unità. A sua volta, il sottosegretario agli Esteri per i romeni nel mondo Mihai Gheorghiu ha sottolineato gli ottimi rapporti tra la Chiesa ortodossa romena e la Chiesa cattolica. Nel volume si sostiene che in futuro l’Italia continuerà ad essere Paese di immigrazione e lo sarà anche la Romania, come lo era stata in passato. Il libro ricorda che tra fine ‘800 e la seconda guerra vi si trasferirono 130.000 italiani, soprattutto da Friuli e Veneto, per lavori perlopiù stagionali.” (fonte Stranieri in Italia)

 

Una breve presentazione del volume, in romeno, si può leggere qui.